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La nostra storia

Marina di Ginosa, agli inizi degli anni ’60 del XX secolo, fino a pochi anni prima appellata col nome del casello ferroviario “25”, tanto era inconsistente sia sotto l’aspetto dell’aggregato umano che per un futuro economico di sviluppo, viveva anni di grande progettualità e prospettive.

La Riforma Fondiaria si era insediata col suo Centro Provinciale in Marina di Ginosa e procedeva all’attuazione della “Riforma” con l’assegnazione di Poderi dopo l’esproprio portato al latifondo e creando nuclei di assistenza tecnica per accompagnare il nuovo popolo di contadini, detti “Assegnatari”, nel percorso non facile, che doveva condurli ad essere “piccole imprese contadine”.

Con la Riforma Fondiaria si prese coscienza che nel sottosuolo del territorio Marinese vi erano importanti falde acquifere artesiane e, quindi, che il territorio era virtualmente irriguo: bisognava solo trivellare i pozzi. Il terreno, attesa la presenza dell’acqua, diventava straordinariamente fertile e con vocazione universale verso tutti i prodotti ortofrutticoli.

Come di incanto, si passava dalla plaga malarica prima della Bonifica fascista (1923) e poi da una agricoltura di sopravvivenza, ad un futuro pieno delle più rosee prospettive.

Ma il piccolo Borgo (distante 20 chilometri dal Comune di Ginosa) era sprovvisto di servizi primari e di infrastrutture. La terza condotta medica del Comune di Ginosa con sede in Marina di Ginosa istituita nel 1956 era l’unico, seppure importante, servizio.

Fra i residenti della Borgata e il Comune di Ginosa ci fu un lungo periodo di contrapposizione dialettica, in quanto lo strabismo del Comune verso il territorio Marinese sviliva la popolazione che si sentiva lesa nei suoi diritti di cittadinanza.

Così fu che la contrapposizione dialettica, la presenza della Riforma fondiaria, le grandi prospettive di sviluppo che tutti riconoscevano, la necessità di investimenti per le urgenti trasformazioni agrarie e la creazione di servizi, costituì nell’insieme un crogiuolo di aspirazioni da cui nacque l’idea delle C.R.A. (Casse Rurali ed Artigiane – 1956).

La C.R.A. nacque e proseguì nel suo percorso in un contesto di entusiasmo, cooperazione e solidarismo che la irrobustirono tanto nell’ideologia quanto nel pragmatismo operativo. Realizzò da subito una inclusione finanziaria della popolazione, insperata ed insperabile, attese le premesse di partenza.

Dette a tutti (e non solo ai soci) la possibilità di diventare “soggetto bancario” in pectore.
La partecipazione della popolazione fu straordinaria ed insperata, sostenuta dalla convinzione ancestrale “aiutati che Dio ti aiuta”.

I Soci Fondatori, entusiasti e convinti, furono “194”, i 4/5 dei quali erano agricoltori o artigiani, 1/5 tutte le altre categorie. E intanto Marina di Ginosa si sviluppava nel perimetro e nella densità abitativa, nei servizi, nelle trasformazioni agrarie, nelle produzioni ortofrutticole di pregio, e creava le basi per un’altra attività economica, quella turistica, di cui il territorio (mare, spiaggia, pineta millenaria) le forniva caratteristiche genetiche e, quindi, naturali.

Partendo da un capitale sociale di £ 1.900.000, dopo 25 anni, aveva effettuato finanziamenti (a fasce economicamente deboli) per circa £ 400.000.000.000.

                                                                                               Il Presidente Onorario

                                                                                             Dott. Francesco D’Alconzo

 

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